Il mutuo a tasso variabile si adatta di più a chi non vuole rischiare. A molti quest'affermazione suona come un paradosso. Infatti il tasso fisso é tradizionalmente preferito dai proprietari di casa a caccia di certezze. Sbagliano: ecco perché.
Prendiamo ad esempio una persona che avesse stipulato un mutuo decennale a tasso fisso a luglio del 1992. A suo tempo gli interessi richiesti dalle banche erano del 15,5% circa. In periodi più recenti (quelli in cui scriviamo) non sarà certo soddisfatto, se confronta le condizioni dei mutui di allora con quelle concesse attualmente, di molti punti di interesse più vantaggiosi. Se invece avesse sottoscritto allora un mutuo a tasso variabile, le ultime rate sarebbero state molto meno costose.
Quindi il tasso fisso può essere scelto solo quando, storicamente parlando, gli interessi richiesti sono piuttosto bassi. Senza illudersi troppo: quando si è in attesa di un rialzo dei tassi, anche le banche si cautelano, pretendendo una percentuale maggiore di quella prevista per il variabile, oppure concedendo, malvolentieri, questo tipo di finanziamenti. In caso di dubbi, comunque, va imboccata la strada del variabile.
Il tasso misto, una formula diffusa soprattutto in certi periodi e inesistente in altri, può essere talora vantaggioso. Per esempio, si può concludere un contratto a tasso fisso per due anni, avendo l'opzione in seguito di poter passare al variabile. Occorre però controllare che la banca non faccia pagare troppo questa opportunità.